I grandi luoghi dell’arte italiana: il Cristo velato, l’arte nel cuore di Napoli

La cappella Sansevero a Napoli
La storia della cappella
L'apparato iconografico
Il principe Raimondo
Il Cristo velato di Sanmartino
Il velo di marmo
La lampada perpetua
Il marchese de Sade e gli altri
La cappella Sansevero a Napoli
La cappella Sansevero a Napoli

Si dice che lo scultore Antonio Canova, che pure non era di certo l’ultimo arrivato e che aveva realizzato non pochi capolavori, avrebbe rinunciato a dieci anni di vita se solo fosse stato l’autore del Cristo velato. Ironia della sorte, il vero artefice di questa che è da molti considerata come una delle opere d’arte più belle di Napoli, simbolo della città, è oggi per molti un illustre sconosciuto.

Giuseppe Sanmartino, chi era costui? Di questo artista, nato nel 1720, esistono addirittura poche notizie biografiche ma, a voler giudicare dalle fonti, e osservando le altre opere che ha realizzato nel corso della sua carriera, fu tra gli scultori più apprezzati della scena artistica partenopea della seconda metà del Settecento. Ma, come spesso avviene, non fu solo il suo talento, ma una serie di fortunate circostanze, e un incontro in particolare, a cambiargli la vita e a regalare a noi un capolavoro.

Qui entra in scena Raimondo di Sangro, settimo principe di Sanseverino, nato nel 1710 ed educato dai gesuiti a Roma: in città si appassionò alle discipline più disparate, imparò almeno otto lingue – tra cui l’ebraico – e si interessò alla storia ed alla geografia, alla chimica ed anche alla medicina (pare che riuscì a mettere a punto alcuni farmaci miracolosi, tanto che un uomo, malato da tempo e residente a Roma guarì solo per aver ricevuto una sua lettera), fu il primo gran maestro della massoneria napoletana e, soprattutto, impiegò tempo e denari nella decorazione della cappella Sansevero nel cuore di Napoli.

La cappella, detta della Pietà o della Pietatella, esisteva in realtà già da fine Cinquecento, e almeno dal secolo successivo era diventata tomba di famiglia dei principi di Sanseverino: fu però Raimondo a rivoluzionare l’interno di questo spazio, creando un apparato iconografico che avrebbe dovuto celebrare tutta la sua famiglia. Molti furono gli artisti chiamati in causa, e tra questi anche il veneziano Antonio Corradini al quale venne commissionata una statua di Cristo coperto dal suo sudario. Corradini morì però poco dopo, dopo aver avuto solo il tempo di realizzare un bozzetto in terracotta: ecco allora subentrare al suo posto Sanmartino, il proverbiale uomo giusto al momento giusto. Fu lui, dietro il pagamento della cospicua somma di 500 ducati, ad interpretare in pieno i desideri del committente, realizzando un’opera che allora come oggi stupisce per il suo realismo, commuove per la rappresentazione del dolore e lascia sbigottiti per la maestria nel lavorare il marmo tanto abilmente da dargli la consistenza di un velo sottile. Aveva ragione Canova, ogni artista avrebbe fatto carte false per potersi dire autore di quel capolavoro…

LEGGI ANCHE

I grandi luoghi dell'arte italiana: la cappella degli Scrovegni, dove Giotto dà il meglio di sé

LEGGI ANCHE

Come cambia il turismo nel 2020, tra piccoli borghi e bonus vacanze

LEGGI ANCHE

I 20 motivi per cui tutti vorranno visitare l'Italia

 



from Traveller – VanityFair.it https://ift.tt/2LVOAf6
via I grandi luoghi dell’arte italiana: il Cristo velato, l’arte nel cuore di Napoli

Commenti