Eden ai confini del Pacifico con mare, spiagge, montagne di una bellezza struggente: la Nuova Zelanda è uno stato insulare grande 10 volte la Lombardia ma con la metà dei suoi abitanti – 5milioni – e tra i pochi al mondo ormai praticamente libero dal Covid-19. Ha sconfitto il coronavirus in appena due settimane, e su poco più di 1100 casi i morti sono stati appena 17. Praticamente il rifugio perfetto: lo sanno da sempre sono i milionari americani, che però solo in piena pandemia scappano qui alla ricerca di un riparo.
I BUNKER MILIONARI
I primi sono stati i grandi imprenditori della Silicon Valley e di New York, molti dei quali scappati appena il virus ha cominciato ad espandersi in modo massiccio negli Usa, per chiudersi nei loro bunker extralusso fatti costruire in tempi non sospetti. Gary Lynch, general manager di Rising S Co, azienda texana che costruisce bunker, ha raccontato a Bloomberg di aver ricevuto una chiamata da un suo cliente, un businessman di cui l’imprenditore per questioni di privacy non fa il nome che «voleva verificare la combinazione per aprire la porta del suo bunker, e faceva domande sull’elettricità e sullo scaldabagno»: informazioni molto pratiche dovute al fatto che il businessman in questione prima del coronavirus nel suo nascondiglio neozelandese non c’era mai andato. Così come molti altri clienti dell’azienda in Nuova Zelanda: Rising S Co. ha costruito 10 bunker nel Paese, vendendoli dai 3 agli 8 milioni di dollari, con finitiure extralusso, palestre, teatri, perfino sale operatorie.
LE VILLE IN AFFITTO
C’è chi vive anche in ville da sogno, come quella a Waiheke Island a due piani con vista sull’oceano dove è appena scappato Mihai Dinulescu: 34 anni, una startup di criptovalute, è partito per Auckland il 12 marzo. «L’aeroporto di San Francisco era deserto, ma il volo per la Nuova Zelanda pieno», ha raccontato sempre all’agenzia Bloomberg, specificando anche di sapere di almeno altri 10 imprenditori partiti dalla California per il paradiso neozelandese prima del lockdown. La villa di Mihai Dinulescu è in affitto per 2400 dollari al mese (come un appartamento a Milano). Per evitare di diventare l’eden di milionari, considerati da molti neocolonizzatori con il portafoglio pieno, dal 2018 il governo impedisce infatti agli stranieri i di comprare case di lusso, con grande disappunto delle agenzie immobiliari che raccontano di aver rifiutato decine e decine di richieste in questi giorni.
Peter Thiel, co-fondatore di PayPal, è tra i pochi fortunati: nel 2011 ha comprato la cittadinanza e due ville a Lake Wanaka, una delle quali con panic room a prova di catastrofe. Conservatore, noto sostenitore di Donald Trump, è andato via dalla Silicon Valley ritenendola troppo «di sinistra»: è probabile però che ora non si senta pienamente a suo agio in un Paese come la Nuova Zelanda.
LA POLITICA
Oltre che un paradiso della natura con una posizione geografica perfetta – appena 10mila chilometri da San Francisco e 15mila da New York – la Nuova Zelanda è tra i Paesi più desiderati secondo alcuni, anche per la sua politica di sinistra. La premier laburista Jacinda Ardern, 39 anni, ha annientato la curva dei contagi di Covid-19 in due settimane: insieme agli esponenti del governo ha tagliato il suo stipendio del 20% per affrontare la crisi, ha movimentato l’isolamento dei cittadini con rassicuranti dirette Facebook dal suo ufficio dove si intravedevano giocattoli dei suoi bambini, e cartelli in strada dove si invitano le persone a mostrarsi «calme e gentili con gli altri». Anche per questo, per chi considera il Covid-19 un test di leadership, la Nuova Zelanda ha vinto.
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