Reinhold Messner, l’uomo e le montagne

Il Care’s 2019 ha inaugurato la sera del 28 marzo, ma per tutti l’incontro in alta montagna tra chef di tutto il mondo, giornalisti e produttori per un futuro etico voluto da Norbert Niederkofler, chef tre stelle al St Hubertus di San Cassiano, ha inizio oggi, 29 marzo in una mattina di sole agli oltre 2000 metri di Plan De Corones. Perché questa mattina è come se fossimo nel cuore delle montagne, al centro di quell’ecosistema potente e delicato, più vicini a quel futuro che vorremmo sostenere.

Nel nuovo spazio del Museo di fotografia di montagna Lumen con annesso il ristorante AlpiNN, nuovo nato nella famiglia Niederkofler, davanti a un panorama di montagne che disegna l’orizzonte, ascoltiamo l’intervento di chi le montagne le ha toccate da vicino, le conosce nell’animo e le rispetta da sempre, Reinhold Messner.

Ci racconta di essere arrivato alla sua «settima vita», che è iniziata quando da giovanissimo saliva queste montagne, è continuata con la scalata di tutti i quattordici 8000 senza ossigeno, è proceduta con altre avvenure, come quando attraversò l’Antartide percorrendo 3372 metri in tre mesi senza cani, appoggi, portandosi i propri viveri. Racconta: «Per quell’impresa abbiamo docuto calcolare tutto, ogni chilogrammo. In una traversata come quella si consumano 6000 calorie al giorno, mezzo chilo di cibo al giorno».

Messner ricorda un po’ di quelle vite, da parlamentare europeo a regista e produttore di film di montagna attività a cui si dedica oggi, ma le sue tante anime si leggono in parte nella meravigliosa rete di musei che ha portato per la prima volta l’attenzione sulla cultura montana, i Messner Mountain Museum, quelle sei «case», che rappresentano un unico museo diffuso delle popolazioni montane sulla terra, perché come ricorda Messner, ogni popolo montano fa parte di una stessa storia e ha sviluppato strategie simili per vivere ad alta quota, dai ladini (la popolazione autoctona delle Dolomiti, sottolinea l’alpinista) agli sherpa.

I suoi musei sono un viaggio nel mondo, nell’arte montana, nella natura e nei suoi elementi, nella storia dell’alpinismo, in quel sogno di sconfiggere la parola “impossibile” che ha portato gli uomini più in alto. Un tema caro a Reinhold Messner, quello dell’«impossibile», argomento al quale ha dedicato un libro (L’assassinio dell’impossibile, appunto, uscito per Electa). Dice: «Se tutto diventa possibile, se pieghiamo le pareti alla nostra possibilità, se uccidiamo l’impossibilità, uccidiamo anche l’alpinismo». È un rapporto più vero tra uomo e natura quello che sembra voler ripristinare Messner, non pareti-palestre su cui esercitare la propria abilità. Un uomo e le montagne, come è sempre stato lui, che ha saputo fermarsi quando la montagna era più forte, continuare quando poteva farlo.

Un rapporto di rispetto che bisogna continuare ad avere in ogni ambito «Parlando di sostenibilità, bisogna attenuare le aggressione, dice, per esempio il rumore che il traffico sempre più intenso porta sui nostri passi montani. Siamo arrivati al punto assurdo per cui le persone trovano qui quello da cui stanno fuggendo: traffico e rumore come in città». Il transito annuale sul Passo Sella supera il milione di veicoli, e dopo tentativi di chiusure in alcuni giorni e orari e accessi limitati, la discussione sulla possibile soluzione è ancora aperta. «È importante studiare un piano per ridurre questo impatto» aggiunge Messner. «Il lago di Braies e le Tre Cime sono ormai invasi dal turismo, anzi sono luoghi in cui il turismo è riuscito a distruggere gli stessi valori che cercava». Uno sprone a ricordare che i valori che la montagna offre sono altri, il camminare verso la propria meta, il silenzio, l’aria tersa.

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