Puglia: 10 esperienze da fare a Polignano a Mare (e dintorni)

Ogni passaggio a Polignano a Mare comincia da un benaugurale rito: la foto a braccia distese davanti alla statua di Mr. Volare, familiarmente detto Mimì – Domenico Modugno -, che qui nacque visse e scrisse i suoi versi più noti (celebrati il prossimo 6 agosto in una serata-evento per i 90 anni dalla nascita del «padre dei cantautori italiani»). E prosegue scendendo una scala: quella retrostante il bronzo dell’artista, sul Lungomare omonimo, dove il «blu dipinto di blu» della costa adriatica è a portata di scoglio, di scatto, e la «Sorrento di Puglia» – come qualcuno chiama Peghegnéne – si svela nel suo profilo più nobile, da uno sperone a strapiombo sui flutti.

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Risalendo i gradini assolati e attraversando un ponte borbonico alto 15 metri, inserito lungo il tracciato dell’antica Via Appia Traiana, c’è un’altra liturgica cartolina da catturare: è l’affaccio sulla spiaggia acciottolata di Lama Monachile, famosa per le sue acque smeraldine (valsele la Bandiera Blu e quattro Vele di Legambiente) e per i tuffi virtuosi del Red Bull Cliff Diving (la manifestazione sportiva che ha sdoganato televisivamente le scogliere polignanesi, in onda su Rai Sport il prossimo 22 e 23 settembre con la finale della World Series 2018).

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Ma per entrare nel vivo di questo «luogo eminemte» – parafrasandone il nome – occorre spingersi più in là, oltre Porta Grande, la monumentale via di accesso al centro storico, che separa il borgo antico dalla città nuova: case bianche e dimore in pietra, terrazze ombreggiate e logge irrorate di luce si susseguono in un fitto e fascinoso reticolo di strade e aperture improvvise, fra botteghe di ceramiche colorate e osterie di belle maniere.

Se il primo slargo che si incontra, Piazza Vittorio Emanuele, brulica di botteghe artigiane e locali turistici – fate un salto all’Oro della Terra, un antro di prodotti tipici a prezzi modici, per aggiudicarvi una confettura di carote rosse o una confezione di intorchiate dolci, «treccine girate a mano, di quelle che le macchine non possono riprodurre»  – imboccando Via Annunziata o Via San Benedetto l’offerta si ramifica in un dedalo di vicoli e cortili dove cocktail-bar e tapaserie sono un rito da condividere: vini bio e «pucce» al bacio sono serviti da Cactus, mentre il dirimpettaio Mint propone ottimi tuna sandwich o piatti veg con alimenti di stagione. 

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Poco più avanti, al Serafini Apulian Bistrot, l’aperitivo si fa col Negramaro Spritz – rilettura pugliese del classico long drink veneto – e oltre la bianca piazza e i palmeti frondosi si raggiunge un’autentica istituzione locale (per non dire internazionale): è Grotta Palazzese, un ristorante fra i più pittoreschi al mondo, ricavato in una grotta naturale a picco su una falesia poeticissima (dove lo scontrino supera i 130 euro, ma l’esperienza non ha prezzo).

Stuzzicante al pari della proposta culinaria è l’offerta culturale, da queste parti: oltre alle chiese disseminate nel borgo antico – come quella di S. Maria Assunta, il monumento storico più importate del centro -, ad appena due km dall’abitato, affacciata maestosamente sul porto, c’è l’abbazia benedettina di San Vito, dedicata al patrono locale, mentre sul lato opposto della città vecchia sorge un curioso spazio espositivo dalle ceneri di un ex mattatoio: è la Fondazione Museo d’Arte Contemporanea Pino Pascali, dove ammirare l’opera di uno dei più ispirati padri dell’arte povera (nel cinquantennale della sua scomparsa).

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Se il vicino comune di Alberobello, uno dei 54 siti italiani inseriti dall’Unesco nella World Heritage List, è il luogo ideale per avventurarsi alla scoperta dei trulli, iconiche costruzioni pugliesi in pietra a secco, Castellana Grotte (ad appena 15 km da Polignano e 38 a sud-est di Bari), dove la Murgia incontra la Valle d’Itria, è il place to visit per un pieno di emozioni “sotterranee”, addentrandosi tra cavità millenarie e assistendo a una messa in scena d’ispirazione dantesca – Hell in the Cave – traghettati da Caronte in persona.

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