Miracolo a Noto, così il paese siciliano si prepara per il matrimonio Ferragnez

Musica, festa, sogno, una ruota panoramica che illumina la notte (come nell’invito a nozze), il matrimono di Chiara Ferragni e Federico Lucia (Fedez), sarà così, con moltissimi amici (si parla di 400 persone), una festa lunga tre giorni per celebrare un grande amore. Meta: Noto, la piccola città siciliana del barocco, che per i seguaci della influencer è diventata in un attimo «the place to be». Perché l’hanno scelta? Si dice per la bellezza, che in effetti è inconfutabile. Noto è un abbraccio di pietra luminosa del colore del sole, chiaro al mattino, ambrato la sera. È piccola, vera ma elitaria e soprattutto è una città gentile.

E dire che fino a pochi anni fa era dimenticata, bistrattata dalla negligenza italiana. La «capitale del Barocco siciliano», risorta dal terremoto che nel 1693 la demolì del tutto, ricostruita poco più a sud, un po’ più vicina al mare (è a soli 7 chilometri) in quella che fu una gara in ricchezza, di palazzo in palazzo, di chiesa in chiesa, con il cuore nella Cattedrale, maestosa, così splendente che sembra d’oro. Dalla suite del San Carlo, uno degli eleganti boutique hotel nati in città, la vedi proprio fronte a te, bellissima.

Ma cosa succederà a Noto per il matrimonio il 31-1-2 settembre? E cosa ne pensa la città?
«Tu lo devi sapere…», dice Luca, il (bel) 40enne proprietario dell’agenzia turistica Tourné, ridendo «La Ferragni ha riportato l’omertà in Sicilia… Ti pare che in una città di 24.000 abitanti dove mentri ancora stai pensando una cosa tutti già la sanno, ora nessuno sa niente del matrimonio? La verità è non si vogliono sbottonare…». In paese si dice che sono in molti ad aver firmato un contratto che prevede una penale di 15.000 euro per chi spiffera qualsiasi cosa. Così tutti sanno ma nessuno dice, aspettano che tu capisca da solo.

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Andiamo alla ricerca di prove. Sotto un caldo totale che non fa credere all’esistenza dell’inverno ci mettiamo in strada attraverso una campagna di colline dolci e aride, l’essenza mediterranea quasi primordiale. Qui solo un anno fa ha inaugurato un hotel bellissimo ma ancora poco famoso, la Dimora delle Balze (qui sopra), un’antica masseria della fine del Settecento da cui si vede solo questa natura aspra. Ha 10 camere, una piscina azzurra come il mare, con una grande veranda per cenare con la luna e le stelle illuminata da decine di lanterne, dei gazebo sotto cui qualche ospite si gode la pace. Gli interni, arredati dall’interior designer Draga Obradovic insieme a Stefano Guidotti, aggiungono senza invadere, tolgono senza far mancare.

All’hotel, la responsabile eventi con cui abbiamo appuntamento pare sia stata trattenuta da un «imprevisto», un’assenza che sa quasi di conferma… È qui che si terrà il ricevimento? Alla domanda diretta si chiudono in un elegante «no comment», ma va detto: è senza dubbio il posto ideale per un matrimonio, per una festa e anche per una promessa, sono pazzi i Ferragnez a non farlo qui? Appena usciti dall’hotel proviamo a prenotare una camera su Booking alla Dimora per uno qualsiasi dei giorni: strano, è esaurito.

La Dimora delle Balze è solo uno dei luoghi che stanno ricostruendo l’identità di questo luogo, non solo in senso turistico ma economico. Quando nel 1996 crollò la cupola della Cattedrale, Noto si risvegliò in una città in decadenza, dimenticata dal mondo. La solita tragicommedia della storia volle però che quel drammatico crollo fosse la chiave di volta per una riscoperta, per nuovi investimenti e per una rinnovata attenzione che fece venire voglia di tornare a curarsi di sè, fino al riconoscimento nel 2002 della Valle di Noto come Patrimonio Unesco dell’Umanità.

«La cattedrale fu parte di questa rinascita» dice il vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianó, parlando del concetto della «bellezza difficile», la forma che conduce alla sostanza, l’arte che porta al concetto: «Come la musica» dice seduto sul morbidissimo divanetto in broccato porpora nelle sale dell’episcopio. È la sua pop-teology, che l’ha portato a comporre un brano per Fedez «È un rap», dice. Parla dell’importanza della bellezza, che è interiore, che è amore…». Lo ascoltiamo insieme dal suo cellulare. Commenta: «Non sono del tutto convinto dell’arrangiamento, poi Fedez vedrà se lo vuole usare, io glielo regalo…».

Di certo, il matrimonio Ferragni-Fedez è accompagnato da grandi auspici, e – nonostante la presunta «omertà»-  la verità è che in un modo o nell’altro ne parlano tutti.

Un gruppo di signori interrogati a fianco al comune dopo un’iniziale reticenza iniziano a discutere se sia bene o meno mettere la ruota. È lei, la «ruota panoramica» che più sta entrando nell’immaginario collettivo cittadino. «Sarà una festa grandiosa – dice una ragazzina che avrà più o meno 13 anni, ha una T-Shirt dell’Hard Rock Cafè di Ibiza -, sarà come essere in California!». Qualcun altro mi dice che è chiaro a tutti come sia impossibile mettere la ruota perché «Non si sono accorti che qui è tutto in pendenza?». Anche il sindaco commenta: «Io sono abitutato ad attenermi agli atti e per ora gli atti non parlano di una ruota». Quel «per ora» però, l’ha detto con un leggero sorriso, o lo abbiamo visto noi?

C’è chi dice che Chiara e Fedez abbiano affittato un aereo Alitalia per gli  amici; altri si preoccupano per le misure di sicurezza; in tanti sono felici che il mondo scopra quella che loro sanno già essere una città meravigliosa. Giovanni, sui 30 anni, bello, colto ed elegante, dice che secondo lui «Chiara Ferragni ha deciso di venire qui perché il colore della pietra fa risaltare l’incarnato e per i selfie è il massimo». Paolo, un fedele di San Corrado, incontrato in preghiera davanti alla cappella del santo più «potente» in città, dice: «Loro (Ferragni e Fedez) sono molto intelligenti ad aver scelto Noto, perché avranno la benedizione di lui…» e indica la statua con occhi commossi.

Poi ci sono due anziani al bar che alla domanda «Sapete del matrimonio di Ferragni e Fedez?» si guardano tra loro per capire quale sia esattamente la domanda, se devono rispondere, e se sì, che cosa dovrebbero dire, e poi scelgono il silenzio. C’è chi (Michele, videomaker di 35 anni): «Nun mm’anteressa nenti» (questa è la terza versione, la prima aveva termini più vividamente siciliani, ndr), e c’è anche chi (anonimo, sempre nel mondo della cultura, sempre sui 35) dice che: «Chiara Ferragni è la dimostrazione che Umberto Eco aveva ragione e che ormai tutti possono dire tutto e diventare famosi senza che si capisca perché». E che «bisognerebbe puntare sulla cultura e su un turismo più alto».

Che la città punti in alto è decisamente un fatto. Gli ultimi 10 anni sono stati rivoluzionari, quasi miracolosi. I primi imprenditori sono stati dei coraggiosi, come Cristina Summa, di origini netina cresciuta a Torino che sceglie di tornare in città, ristrutturare un antico palazzo e apre il primo boutique hotel di sole sette camere, il Seven Rooms Villadorata, arredate reinventando uno stile barocco in forma minimale. «Per la prima stagione, 9 anni fa, da aprile a novembre vendemmo solo 48 notti» racconta Cristina. L’esperimento però è riuscito: oggi i boutique hotel si rincorrono in stile, dal Gagliardi al San Carlo Suites, aperto da nemmeno un anno da Riccardo Grassi, proprietario dell’omonimo showroom della moda milanese, insieme a due amici e imprenditori netini.

In città tornano i giovani che erano emigrati, e arrivano nuovi abitanti:  Jean-Louis Remilleux, magnate della televisione francese e mecenate, ha aperto al pubblico un’ala della sua dimora da mille e una notte – Palazzo Castelluccio – restaurato e arredato con pezzi originali della fine del ‘700 (tra cui un letto del fratello di Napoleone); altri due nomi della moda milanese, Valerio Innella e Edoardo Marchiori, stanno aprendo Casa Scianna, una casa-hotel nel cuore della Noto più autentica. In città tutto cambia: ci sono gallerie di arte contemporanea, festival di musica classica e jazz, concerti in piazza (è appena passato Vinicio Capossela) e questo agosto tornerà «Giacinto», il festival per i diritti Lgbt che l’anno scorso ha portato qui Eva Grimaldi e Alessandro Cecchi Paone.

C’è una cucina tradizionale da commuoversi (la pasticceria di Corrado Assenza al Caffè Sicilia è appena diventata un cult su Netflix), ristoranti contemporani, come la cucina elegante di Marco Baglieri del Crocefisso e locali decisamente inaspettati come il ristorante-concept store Anche gli Angeli. A proposito di Chiara Ferragni, lo chef del locale Giovanni Trombatore racconta che tutto è cominciato qui: «Un giorno dalla cucina vedo entrare una bellissima donna, con un codazzo infinito dietro. E io dico: è chi è? È Chiara Ferragni».

Racconta che è venuta e rivenuta al ristorante (con mamma, con amiche, ma mai con Fedez), che è gentile come una normalissima ragazza, che la città era impazzita e che le è piaciuto moltissimo il suo «lecca-lecca di sarde», impanate con pomodoro e fritte. le facciamo insieme in cucina e sì sono buonissime. Ci sarà anche un aperitivo qui durante i 3 giorni di festa? Non si può dire, ma probabilmente sì.

 

 

In vacanza a Noto ——–
Noto sembra si visiti tutta in un pomeriggio, avanti e indietro sul corso principale e sulle due parallele, poi deviando sulle vie trasversali, per tornare presto sul corso, eppure si possono passare giorni in città per scoprirla nei suoi luoghi, nell’arte barocca delle sue numerosissime chiese, salendo su qualche terrazza (per esempio sulla torre campanaria delle chiesa di San Carlo) per guardarla dall’alto e fare qualche foto. Oltre alla Cattedrale e alle principali chiese, e un salto a Palazzo Ducezio (il comune), non perdete gli interni, vera opera d’arte, di palazzo di Lorenza di Castelluccio e il teatro comunale, intitolato da pochi anni all’attrice Tina Di Lorenzo, la più grande artista di Noto nonché una donna libera e innovatrice, aperto nel 1870 in stile liberty, poi abbandonato e riaperto nel 1997. Ha 300 posti ed è di un’eleganza perfetta.

Dormire
San Carlo Suites
Non esiste una vista come quelle dell’hotel che ci ha ospitati nel nostro viaggio a Noto. Con il balcone della nostra suite che si apre direttamente sul corso, davanti alla magnificenza del Barocco Siciliano per cui Noto è diventata Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, tanto che potresti stare tutta la notte a guardarla come un quadro vivente. Il San Carlo Suites, aperto l’anno scorso grazie all’incontro di Riccardo Grassi, nome milanese della moda, l’imprenditore immobiliare netino Michele Prado e sua moglie, la fantastica Cinzia Cordeschi, è il risultato di due anni di lavoro di ricerca di pezzi unici e di recupero dei materiali originali come i pavimenti in pece e cementine, le maioliche dipinte a mano, gli archi in pietra di Noto e gli antichi arredi dei palazzi nobiliari della città. In tutto 7 camere una diversa dall’altra con tutto il fascino della antiche siciliane. Formula Bed and Breakfast con una nota di merito alle magnifiche, eccezionali, invincibili colazioni di Susanna, cuoca superba e personaggio unico che accoglie gli ospiti ogni mattina. www.sancarlosuites.com

Seven Rooms e Country House Villadorata
Il 7 Rooms Villadorata, boutique Hotel nato nella quiete dell’elegante palazzo Nicolaci con solo 7 camere ha portato una nuova visione dell’hotellerie in città: spazi eleganti e raffinati, un interior design che ridisegna il barocco in forma contemporanea, il fascino della storia di un palazzo nobiliare a fianco alla cattedrale con magnifici soffitti voltati affrescati e stuccati. Al primo progetto la proprietaria, Cristina Summa, ha aggiunto il ristorante Manna, e una nuova dimora per l’ospitalità, Country House Villadorata, nella prima campagna fuori città, un approfondimento del territorio che offre una vacanza diversa con camere dalle linee pulite nel cuore di una tenuta di 11 ettari, tra uliveti, mandorli, agrumi e piccolo vigneto coltivati con metodo biodinamico. L’hotel ha attenzione green e una piscina come un’oasi che usa una miscela benefica di sali minerali a base di magnesio, potassio, iodio e oligoelementi.

Dimora delle Balze
Dimora delle Balze, un luogo meraviglioso, che sa regalare un’atmosfera unica. Il resort in un’antica masseria del Settecento è riuscito a restiruire negli arredi perfettamenti bilanciati tra contemporaneo ed antico, il fascino e la pace di un luogo senza tempo e a far parlare il paesaggio, la campagna di collina dolci e aride che da Noto accompagna a Palazzolo Acreide. Piscina, con un ristorante illuminato da lanterne davanti all’acqua aperto solo per gli ospiti, una spa open air, per ricevere trattamenti sotto gazebo proiettati nel paesaggio, salotti ariosi e insieme raccolti, camere e suite una diversa dall’altra con terrazze che guardano all’orizzonte. Per una vacanza esclusiva, di pace e relax (o per un matrimonio segreto). www.dimoradellebalze.com

Mangiare
Tre luoghi fondamentali, un bar che potrebbe diventare un «monumento nazionale del food» (oltre che vincere un Emmy Awards per la sua «partecipazione» a the Chef’s Table su Netflix, più varie soste. La vita gastronomica di Noto è ricchissima, irrinunciabile, un attentato alla linea. Per rimananere sulle tracce di Chiara Ferragni e Fedez passate da Anche gli Angeli, spazio originale, libreria, concept store, e luogo ideale per mangiare ad ogni ora dalla colazione al pranzo, aperitivo e cena. Lo chef Giovanni Trombatore, che ha più volte accolto Chiara Ferragni ai suoi tavoli, sa benissimo che la cura del prodotto è fondamentale. All’apertivo, davanti a fichi e caciocavallo, mi dice: «Cosa devo inventare quando ho un prodottto così? Niente». Anche se il tocco dello chef è invece preponderante in altri piatti come nei Ravioli di burrata con bottarga di tonno, alla rosa canina e fiori di sambuco con mentuccia (strepitosi). Il Lecca Lecca di Sarda e le Alici in foglia di limone sono vivamente da provare, così come gli arancini. Vini strepitosi, siciliani e non abbinati alla perfezione da Norma Gritti, la direttrice di sala.

Il Ristorante Crocefisso punta in alto e lo chef, Marco Baglieri andrebbe premiato solo per il coraggio di essere il primo che propone una vera cucina contemporanea in uno spazio altrettanto contemporaneo. Una scommessa vincente e sicuramente intrigante. Non che la tradizione scompaia, piuttosto prende spazio nel menù con eleganza, tecnica perfetta, consistenze seducenti e abbinamenti che esaltano ancora di più il sapore della materia prima. Qualche esempio: il Pane, Panelle e Gambero Rosso, Ricotta al Limone, lattuga canasta, le Lasagne borccoletti e salsiccia di maialino nero Presidio Slow Food, e non manca un classico da chef, l’uovo, qui declinato al vapore con verdure, spuma di caprino, crumble di pane e lamelle di tartufo nero.

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