Calabria: viaggio «millenario» in Aspromonte

È un viaggio che allarga l’orizzonte, quello in Aspromonte. Un percorso tra paesaggi che riempiono la vista e silenzi che placano l’animo, attraverso la vetta – e la punta – dello scoglio italiano che si getta nel Mediterraneo. Una terra unica per storia, per natura, geologia e cultura. Un popolo che ha conosciuto periodi di grande splendore, alternati ad altri dove le invasioni hanno segnato la storia di questa regione e del resto del nostro Paese. Già l’origine del nome è controversa: se si guarda la derivazione grecanica, il termine «aspro» sta indicare le montagne bianche, sia per la presenza della neve o di alcune rocce biancastre che caratterizzano il paesaggio. Quella latina, invece, si riferisce proprio alla montagna, impervia e selvatica. Quel che è chiaro è il legame che la gente d’Aspromonte ha con la montagna. E solo venendo qui, attraversando cime, sentieri e fiumare, lo si può comprendere appieno.

Da Gambarie a Montalto: vista a 360°
Per arrivare alle porte del Parco Nazionale dell’Aspromonte è necessario raggiungere Reggio Calabria, per poi dirigersi verso Gambarie, piccolo centro abitato a circa 1.300 metri sul livello del mare, sede del parco e una delle porte naturali del massiccio. Qui è possibile soggiornare all’Hotel Centrale, adatto sia alle famiglie che a gruppi più numerosi. La struttura, come molte altre in tutto il centro abitato che offrono ospitalità, dispone di un noleggio bici, utile per chi vuole attraversare boschi e pendii con altre velocità e con punti di vista sicuramente diversi. Per il pranzo o la cena, è possibile optare per i ristoranti Bucaneve, Miramonti, o Al Terrazzo. L’offerta di prodotti e piatti tipici placherà anche i palati più esigenti.

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Se alla mountain bike si preferisce il trekking, uno dei percorsi da non perdere è quello verso Montalto (1956 mt.), la cima più alta d’Aspromonte, che domina su tutto il massiccio. Per arrivarci si prende il sentiero n°112 da Gambarie. ma sono quattro ore, oppure dal paese si raggiunge in auto la località Pitucheji da dove parte il Sentiero dei Carbonai, una facile passeggiata di mezz’ora che si addentrara all’interno di una faggeta dalla storia antichissima, sopravvissuta all’ultima glaciazione. A queste altezze infatti, il faggio non dovrebbe esserci. Arrivati in cima, nelle giornate più serene, è possibile godere di uno dei panorami più singolari di tutto il Mediterraneo: oltre alle vette che adornano la catena montuosa e alla gole scavate dalle acque, si possono scorgere la cima dell’Etna e lo Stretto di Messina, risalendo lo Stivale fino alle coste joniche.

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«L’Aspromonte è come un’arca di Noè, e ciò e dovuto ad una storia geologica particolare, che la rende unica», racconta Luca Lombardi, guida ufficiale del Parco, reperibile in paese. «In milioni di anni ha mantenuto al suo interno un corredo genetico ricchissimo, che ha consentito a molte specie di resistere a condizioni climatiche che in altre aree hanno invece portato alla loro scomparsa». A quote più basse, tra i 200 e i 400 metri di altitudine, si trova addirittura una rarissima felce tropicale, relitto di ere antichissime, la Woodwardia radicans, presente in zone caratterizzate da elevata umidità, poca luce e minime escursioni termiche.

LA DIGA DEL MENTA E LE CASCATE MAESANO
Per conformazione e orografia, l’Aspromonte è una terra ricca d’acqua, di torrenti e delle cosiddette «fiumare»: corsi d’acqua per la maggior parte dell’anno in secca ma che si riempiono in occasione di forti piogge o dello scioglimento della neve in quota. L’acqua in quest’area è un elemento determinante, che nei secoli ha modificato, scavato, livellato il territorio. Causando spesso devastanti alluvioni. «In tutta l’area del parco esistono dalle 30 alle 40 cascate catalogate», spiega Demi D’Arrigo, altra guida del parco e specializzato negli sport legati alla montagna. «Ma ne esistono sicuramente molte altre ancora sconosciute, irraggiungibili ai più». Per visitare le più conosciute, si lascia Gambarie dirigendosi verso la diga del Menta e da lì alle cascate Maesano: un dislivello di 270 metri che si sviluppa in cinque salti consecutivi. Per raggiungerle ci si sposta verso Reggio Calabria, in auto, girando a destra al primio bivio, detto «della fragolara» e proseguendo per Polsi-Montalto. Dopo circa 4 km si giunge in località Tre Limiti e da qui si seguono le indicazioni per la diga e le cascate.

D’obbligo una sosta per godere del paesaggio creato dall’invaso artificiale che a breve fornirà l’acqua potabile alla città metropolitana di Reggio Calabria. Si tratta di un lago che ricorda molto da vicino quelli alpini. Qui l’Ente Parco ha predisposto un progetto per la valorizzazione naturalistica e turistica dell’invaso del Menta, per mettere in sicurezza le sponde e l’intero tracciato. Sarà così possibile percorrerne l’intera circonferenza, sia a piedi che in mountain bike, in un percorso lungo circa 8 chilometri. Lasciata la diga sulla sinistra, si scende ripidamente la strada, che porta al punto di partenza dell’escursione. Il sentiero, ben segnalato, si erge attraverso boschi verdissimi e corsi d’acqua cristallina, per poi salire in quota. Qui ginestre, cardi, euforbie inondano di profumi e colori il paesaggio, e lasciano spazio ad un solo rumore: quello dello scrosciare dell’acqua, che indica la vicinanza alle cascate. Per godere dei “salti” si giunge al belvedere, dopo qualche tratto al quale prestare particolare attenzione. A questo punto si può decidere di scendere per avvicinarsi alla pozza più in basso e magari immergersi in una delle pozze, o tornare indietro verso il punto di partenza. Queste montagne sono l’habitat preferito per molti mammiferi, tra cui il lupo, ritornato in queste aree dopo anni di silenzio. Per questo potrà capitare di sentire, la sera, dei colpi sordi, fragorosi: sono i pastori che “allertano” eventuali ospiti indesiderati.

PIETRA CAPPA, IL MONOLITE PIù GRANDE D’EUROPA
La tappa successiva è verso i Piani di Carmelia, nel cuore del parco, per raggiungere successivamente il Rifugio Biancospino. Qui i due proprietari, Antonio e Teresa, accolgono escursionisti da tutto il mondo. Antonio, guida molto conosciuta del parco che con l’associazione Misafumera organizza trekking in tutta l’area naturalistica, ha sistemato il vecchio casale del padre, tutto da solo. Ora al piano superiore può ospitare fino ad una ventina di persone, in 4 stanze separate. Lui è uno degli ultimi aspromontani: «Queste terre erano dei miei nonni. Io le ho dissodate e ora le coltivo», racconta Antonio, camicia a quadri e capello di paglia, mentre si ripara all’ombra di una maestoso biancospino in fiore. «Sono parte di questa terra. Lei mi dà da vivere». L’unico cruccio è quello di non voler andare via: la calma domina questo ettaro coltivato a frutteti e orto, mentre a poca distanza una coppia di cavalli nitrisce e in alto un rapace grida, probabilmente perché ha avvistato una preda. L’imperativo è di prendersi un paio di giorni per fare base qui: magari potreste fare il pane con Teresa, o raccogliere qualche primizia estiva con Antonio.

Pietra Cappa si trova a un’ora e mezza da qui, e lasciato il rifugio ci si dirige verso Natile Vecchio, seguendo la SP2, verso Platì e Natile Nuovo. Dal vecchio paese, praticamente distrutto dall’alluvione del 1951 e ricostruito, parte il sentiero che arriva sotto ad uno dei monoliti più grandi d’Europa. Una testa di gigante che sbuca dal bosco, composta da roccia friabile di arenaria e ciottoli, che pare vegliare su tutta la vallata. Paradiso per i geologi, non mancano gli escursionisti attirati dalle storie che aleggiano sul monolite. «Si racconta che tra le fenditure della pietra, si siano nascosti negli anni i monaci bizantini», racconta Demi D’Arrigo, ma non mancano storie legate al Cristo e ovviamente ai Templari, che qui si sarebbero nascosti negli anni.

I BORGHI STORICI: GERACE E BOVA
Ma l’Aspromonte non è solo natura. È soprattutto storia e cultura millenarie. Gerace ne è certamente la prova. Chiamato anche il «Borgo delle 100 chiese», è uno dei piccoli centri insigniti del marchio Bandiera Arancione e culla autentica della Calabria. Qui Roberta, profilo greco e occhi turchesi, ci accompagna tra i viottoli e le chiese disseminate ovunque. «Ogni famiglia aristocratica aveva la propria chiesa personale», racconta l’archeologa e guida ufficiale del parco. «Gerace è uno dei pochi luoghi dove è possibile vedere una chiesa a rito cattolico, con una a rito ortodosso a pochi metri di distanza». Dalla cima del borgo, a pochi passi dal castello normanno distrutto da un terremoto, si gode di una vista senza pari su tutta la Calabria jonica. E qui si comprende perché le popolazioni, per scappare alle invasioni, decise di stabilirsi sulle cime di questi cucuzzoli.

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Altro borgo al quale dedicare certamente una visita è Bova, inserito tra i 100 più belli d’Italia. Qui Andrea Laurenzano, dell’associazione Naturaliter, propone intere settimane a piedi, tra i simboli di questa terra, dove si parla ancora il greco. «Bova ha rischiato negli anni di diventare un borgo disabitato. Molti compaesani negli anni ’80 se ne sono andati», spiega Andrea, mentre si passeggia per le strette vie del borgo, che paiono scavate nella roccia. «Il turismo, quello legato alla natura e alla cultura ci ha permesso di rilanciare questo luogo». Oggi sono migliaia i turisti che visitano l’area durante l’anno. Per soggiornare in questi luoghi, da preferirsi le soluzioni in ospitalità diffusa, gestiti direttamente da Naturaliter, o dalla cooperativa San Leo che segue i turisti che qui scelgono di dedicare la propria vacanza al trekking, naturalistico e culturale.

Nel borgo è possibile visitare le sei sale del nuovissimo Museo della Lingua Greco-Calabra Gerhard Rohlfs, che consente di conoscere più da vicino la lingua greco-calabra; Bova permette anche di  “tuffarsi” nell’antica civiltà contadina nel «Museo all’aperto» che si snoda tra i vicoli del borgo, dove sono stati installati i principali strumenti di lavoro della cultura contadina. Soggiornando qui, anche solo per una notte, potrete svegliarvi la mattina, e mirare la cima dell’Etna che domina sulle varie tonalità del blu che dipingono questa terra. Una terra dove mare, cielo e terra paiono raccontare un equilibrio antico, un patto stretto nella radici della storia.

 


PER ANDARCI
In molte aree di montagna dell’Aspromonte la rete cellulare non arriva. Si consiglia quindi di avere sempre una mappa con sé e di seguire con attenzione i sentieri, comunque ben segnalati. Importante avere abbigliamento consono e sempre dell’acqua a disposizione. Su tutto il territorio sono molte le guide a cui appoggiarsi, per poter godere appieno di ciò che l’Aspromonte può offrire, anche con pacchetti dedicati. Per questo è possibile contattare:
Misafumera: www.misafumera.it, mail@misafumera.it
Naturaliter:  http://ift.tt/2uu5if7, info@naturaliterweb.it

Per chi ama l’arrampicata, la mountain bike, o vuole provare il canyoning, Demi D’Arrigo è la persona indicata: http://ift.tt/2uu73cv
Per Gerace, Roberta Eliodoro del Megale Hellas Diving Center: 
roberta@megalehellas.net

Nella specifica sezione “Catasto dei Sentieri” (http://ift.tt/2utMzR0) è possibile visionare e scaricare i file in formato kml e shp relativi a 8 sentieri, comprensivi di database contenenti le informazioni di ogni singola tratta. Nella sezione “Sentieri” è possibile trovare le mappe di 10 percorsi, tra i più suggestivi dell’area.

Per ulteriori informazioni: Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, Via Aurora 1, 89057 – Gambarie Di S.Stefano In Aspromonte, tel: 0965 743060.

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