Viaggio in Oman, Alì Babà e le 40 piscine

Il suq dell’oro è nascosto nel cuore di Muttrah, la città vecchia della capitale Muscat, tra cammelli di plastica e fiale di oud, il profumo del Medioriente per antonomasia, che impregna l’aria: per trovarlo basta non perdersi nel budello e saper contrattare. La mirra costa pochi baisa, centesimi del riyal omanita: la danno ai bambini contro il raffreddore. E i fumi dell’olìbano, cioè l’incenso dei Re Magi – già 4 mila anni fa si vendeva a peso d’oro fino in Asia –, avvolgono come una colonna sonora olfattiva tutto il viaggio in Oman. Che sia buttarsi su un fuoristrada dalle montagne o tuffarsi nell’oceano Indiano, avremo sempre la sensazione di veder spuntare da una grotta o da una palma Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. E di non sapere del tutto in che secolo ci troviamo.

«Per tutta la vita», racconta Mahred, la nostra guida sulle montagne di Jabal Akhdar, prima tappa del viaggio da nord a sud, «mi sono lavato qui alla cascata, estate e inverno. L’acqua è gelida, ma ora che vivo in città mi manca come una sorella». Non è nato cent’anni fa, ma trentaquattro: viveva «a due giorni di cammino da Nizwa», la città più vicina, finché il sultano Qaboos ha portato qui una strada e la rete elettrica. Era il 2010. Fino al 1971, quando Qaboos detronizzò suo padre (è tuttora al potere), in tutto l’Oman c’erano due scuole e 10 km asfaltati.

Ed è grazie all’acqua delle cascate che la montagna, da maggio in avanti, diventa verde (questo vuol dire «Jabal Akhdar»): i montanari l’hanno addomesticata nei secoli grazie a un sistema di canali miracolosi, i falaj, e in primavera fa fiorire il grande canyon di melograni, albicocchi e di una rara varietà di rose a 35 petali. La nostra escursione fra i villaggi di Ash Sharayjah, Al Aqor e Al Ayn al seguito di Mahred è la meno impegnativa, ma in zona per gli esperti esistono anche la via ferrata sul canyon, la «Balcony Walk», 5 ore sul ciglio di un orrido di 500 metri e il Majlis-al-jinn, il «ritrovo degli spiriti», una grotta più grande della basilica di San Pietro, che commuove: il fascino dell’Oman è rimasto immune dai turbograttacieli tipici degli Emirati anche per la mentalità dei suoi abitanti, conservatori al punto che l’esploratore inglese Wilfred Thesiger, nel 1958, non poté entrare in nessun paesino pena il linciaggio, e grazie a leggi che proibiscono di costruire a Muscat edifici «in stile occidentale».

Eppure il rischio integralismo è minimo: grazie a un mix di Islam ibadita, rigido nei costumi ma tollerante con le altre fedi, e politica estera di stampo svizzero (il sultano mantiene da 40 anni rapporti sereni con i vicini, l’Iran e l’Occidente), l’Oman è l’unica nazione araba a «rischio zero» nel Global Terrorism Index 2016.

Anche per questo, ripetono gli addetti ai lavori, «il turismo è il nuovo petrolio». E arrivano, lentamente, nuove aperture: noi siamo ospiti della catena di resort Anantara, che ha inaugurato lo scorso autunno due nuovi cinque stelle. Uno è a Salalah, sull’oceano Indiano, e sarà la nostra tappa finale; quello sulle montagne, l’Anantara AlJabal Al Akhdar, somiglia a una fortezza di lusso e offre – fra le varie delizie, comprese 40 sibaritiche piscine infinity a strapiombo sul canyon – anche il panorama che vale il viaggio: quello del Diana’s Point, uno spuntone di roccia a picco sul vuoto che nel 1986 la principessa Diana visitò in elicottero, e dove ora gli ospiti dell’hotel cenano, a richiesta, con vista abisso.

Di qui scendiamo all’ex capitale Nizwa e al suo suq: le merci in vendita sono capre e tori (in un’apposita corte-mattatoio, olfatti sensibili astenersi), fucili e sciabole dette khanjar che gli uomini indossano nelle occasioni come gioielli. Come Nizwa, ogni città omanita ha una sua fortezza, ricordo delle guerre con gli ottomani, i persiani, i portoghesi. Quella della vicina Jabrin era la villeggiatura del sultano; quella di Bahla, patrimonio Unesco a un’ora dall’ex capitale, fu costruita col fango nel XII secolo e secondo Mubarek è infestata dai jinn. Cioè da «spiriti neri che nascono dai fuochi che non fanno fumo», spiega il nostro autista, 43 anni e 9 figli. Un jinn può divorare un cane e persino un uomo, sfrattarti da casa ossessionandoti coi suoi sospiri (a Medina una famiglia nel 2009 ha provato a denunciarne uno in tribunale per questo) o farti smarrire nel deserto, sussurrando il tuo nome.

Il deserto che si mangia il cuore e la metà inferiore dell’Oman – Rub’ al Khali, «il Quarto vuoto» – merita un viaggio a sé in stile Lawrence d’Arabia; lo sorvoliamo e, con un’ora di aereo, ci troviamo immersi nel paesaggio tropicale di Salalah, sull’Oceano Indiano. L’aria di montagna lascia il posto a una calura molle; la brezza, invece che di rose, sa di olìbano, che la regina di Saba prendeva da qui, si narra, per donarlo al suo re Salomone. Per proteggerlo gli omaniti si inventarono, due secoli prima di Cristo, la cittadella di Sumhuram, voluta, secondo la leggenda, proprio dalla regina di Saba; dai suoi magazzini, protetti come caveau, i mercanti di incenso caricavano chiatte dalle vele triangolari in partenza verso l’India e l’Egitto. Ci arriviamo passando da Taqah, villaggio di pescatori dove fanno i nidi le tartarughe; e scendendone attraversiamo la valle magica di Wadi Darbat, dall’estuario, dove c’era l’antico porto di Al Baleed e ora ancheggiano i fenicotteri, all’entroterra, fra foreste di tamarindi, cammelli che attraversano la strada, cicogne e cormorani.

Qui l’olìbano è ovunque: brucia sulle bancarelle dei suq, si mastica in palline cerose per guarire il mal di stomaco (e, dicono, la malinconia dell’estate monsonica) ed è la star dell’affascinante Frankincense Land Museum, che racconta 4 mila anni di commerci, guerre e tecnologie nati attorno ai suoi grani. Il profumo di Salalah è indimenticabile, a un patto: che non si cerchi di portarlo con sé. Tutti torniamo con montagne di grani di olìbano (un sacchetto del migliore può costare un centinaio di euro, ma le buone varietà locali, verdognole, si trovano per 15) e in salotto tentiamo di ripetere la magia; ma è complicato – servono carboni ardenti e un accendisigari – e senza il vento del deserto, ingrediente segreto, il profumo dei Re Magi non commuove più. E svanisce, come una fiaba, ma non dalla memoria.

COME ARRIVARE
Da Milano a Muscat abbiamo volato con Oman Air: una partenza al giorno senza scali, da 533 euro a/r (6 ore
e mezza). Da Muscat a Salalah, sempre con Oman Air, il volo dura 1 ora e 50: da 99 euro a/r (omanair.com).

NOTTI DA SULTANI
I due nuovi resort Anantara Al Jabal Al Akhdar (da 324 euro a notte a coppia), sulle montagne, e Anantara Al Baleed (da 213 euro), sull’oceano. Pacchetti e offerte su anantara.com.

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